Relazione al P.R.G - Laboratorio della memoria Montevago

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Relazione al P.R.G

La Storia

PREAMBOLO


A) Cenni Storici


Le origini di Montevago sono strettamente collegate alla propria posizione geografica.
Il nucleo primitivo del centro abitativo è situato ai bordi di un altipiano che domina, incontrastato, la valle del fiume Belice e sulla quale gravita l’influenza fenicio-punica e quella orientale soggetta all’influenza dei Greci. La medesima valle fu lo scenario di una delle più importanti battaglie della storia antichissima della Sicilia:
- la battaglia sul “Crimiso” combattuta nel 339 a. C. tra i Greci, capitanati da Timoleonte, ed i Puni  guidati da Amilcare ed Asdrubale.
Le poche e frammentarie notizie vengono tramandate dalla storiografia classica, secondo le fonti principali di Plutarco e Diodoro Siculo, che vedono nell’evento della battaglia uno tra i più importanti momenti di scontro tra due opposte civiltà, la greca da un lato e la punica dall’altro.
La battaglia fu vinta dalla fazione greca, anche per la conoscenza approfondita che i greci avevano del luogo.
Questa vicenda storica Ė di fondamentale importanza per capire il ruolo svolto dal territorio di Montevago nella disputa tra due opposte civiltà: da un lato il predominio crescente dei Puni si andava via affermando con la conseguente scomparsa delle colonie già di matrice greca, dall’altro la difesa ad oltranza dei territori conquisti dai Greci ne permettevano i continui rimandi con la madre patria per avere i necessari supporti e far fronte agli agguerriti nemici.
Il ruolo di cerniera svolto nel territorio Ė tuttora evidente anche attraverso i numerosi ritrovamenti archeologici che testimoniano il passaggio di civiltà che avevano raggiunto un elevato grado di socializzazione.
Ma le origini di Montevago sono legate ancora una volta ad eventi bellicosi. Infatti, facendo un salto di svariati secoli e ritornando ad un altro evento molto importante nella storia della Sicilia, l’invasione musulmana, il territorio di Montevago, sempre per le particolari caratteristiche fisiche, si presta ad un’altra importante battaglia, questa volta tra musulmani e bizantini. Questa battaglia è passata alla storia con la denominazione di al “Balat”.
<<L’esercito musulmano, formato da Arabi e Berberi, al comando di Asad, sbarcò sul litorale di Mazara il 17 giugno dell’anno 827.
Dopo aver costituito una munita testa di ponte, si diresse verso l’interno dell’isola. L’esercito bizantino, guidato dal generale Palata, aveva posto il proprio accampamento in una pianura che, successivamente, da lui prese il nome.
Qui, il 15 luglio di quell’anno, avvenne lo scontro cruento: i Cristiani furono debellati ed il Palata si rifugiò in Castrogiovanni.
Per l’identificazione del luogo della battaglia sono state avanzate due ipotesi: la prima ritiene che essa sia avvenuta nei pressi del casale detto Balata, tra i due rami del Belice a ponente di Corleone; la seconda che si sia svolta tra il torrente Senore ed il ramo orientale del Belice, il località adiacente alle attuali contrade Balata e Balateddi>> .
Successivamente alla conquista musulmana, la zona venne popolata di casali e villaggi rurali, del periodo arabo-normanno, che favorirono lo sviluppo dell’attività agricola.
Tra questi insediamenti ricordiamo il Rahl al-Balat, nei pressi della odierna località Calatrasi, il casale Belich e Manzil Sindi (casale del Sindo), denominato successivamente Miserendino, che darà il nome ad un’omonima baronia feudataria del XIV secolo.
Ė da questa baronia, quella appunto di Miserendino, che ha origine il primo vero insediamento urbano. Infatti il feudo con un annesso castello, fu concesso dal Re Martino nel 1392 ad Antonino Moncada, Conte di Adernò.
Successivamente detti beni vennero confiscati al Moncada, accusato di ribellione, e venne assegnato a Michele de Imbu, e nel 1399 a Pietro Pomara.
Con alterne vicende la Baronia di Meserendino, alla fine del XVI secolo, fece parte dei possedimenti della potente dinastia dei Filangeri, i quali la restituirono il 28 novembre del 1636 alla baronessa Maria Paternò Corbera.
I possedimenti comprendevano tre feudi, <<Adrigna>>, <<Serafino>> e <<Gippuneri>>, che nel gennaio del 1637 vennero acquistati dalla famiglia Xirotta, che si vuole originaria da Ancona, godette nobiltà in Palermo;
A seguito della grave crisi economica che investi la Sicilia nella metà del XVI secolo, dovuta ad una scarsa produzione agricola dei Comuni più antichi, alcuni feudatari, per invogliare alcuni contadini ed artigiani ad abbandonare il proprio paese per dedicarsi all’agricoltura, concessero favorevoli patti agrari alle nascenti proprietà terriere. Malgrado l’assenza dell’obbligatoria investitura del Sovrano o del Viceré, l’intraprendente e coraggiosa Girolama Xirotta, sfruttando le favorevoli condizioni economiche, diede vita ad una nuova fondazione agraria, ottenendo il permesso di “popolare” il feudo di <<Gippuneri>>, denominando il paese che stava nascendo Montevago, dalla amenità del luogo e dalle ottime condizioni climatiche.
Il figlio di donna Girolama Xirotta, Rutilio, marchese di S. Elisabetta, ottenne per primo, il titolo di Principe di Montevago con privilegio dato a Madrid il 10 ottobre 1641, tramandato a tutti gli eredi e successori.
Con Rutilio Xirotta ha inizio l’impianto urbanistico del nucleo di Montevago.
Dapprima la famiglia Xirotta si insediò nel <<Castello di Gippuneri>>, una sorta di masseria fortificata eretta su preesistenze architettoniche di origine arabo-normanna. In seguito, quando si decise di affrontare il popolamento del territorio per avviare l’attività agricola, si pensò di avviare la fondazione di un vero e proprio nucleo urbano, il primo nucleo urbano iniziato assieme alla casa baronale degli Xirotta ed alla vicina chiesa di S. Francesco e si venne gradualmente sviluppando seguendo un razionale piano a schema ortogonale; con un impianto geometrico ad assi ortogonali, aventi sezioni stradali straordinariamente commisurate ad una corretta circolazione futura.
Lo stesso principe Rutilio seguiva i lavori, sorvegliando direttamente le numerose e quanto mai svariate operazioni: la divisione dei terreni, il tracciamento delle strade, la ripartizione delle aree edificabili tra i vari contadini ed artigiani accorsi nel nascente feudo.
Relativamente all’assetto urbanistico è da rilevare che gli Xirotta ebbero una visione razionale sul futuro del paese programmando con largo anticipo l’ipotetica espansione: <<Montevago>> fu sempre ammirato per la sua regolarità e perfetta simmetria del piano di costruzione, ma soprattutto perché rispecchiante una mentalità proiettata nel futuro ed in questo senso assai accentuata in tutti i particolari urbani:
- dalla forma geometrica e ortogonale del paese,
- dalle strade larghe e spaziose che rispondono ad ogni esigenza, anche di una motorizzazione assai avanzata (problema attuale allora non esistente),
- dai quartieri regolari come dettava la mentalità dell’epoca, con ampi cortili, veri patti di marca moresca, pieni di aria e di luce, asilo tranquillo per le famiglie che vi ci affacciavano, luogo assai appropriato per lo svolgimento delle varie attività agricole, come per il ricovero delle attrezzature e per la sosta momentanea degli animali da lavoro>> .
Contemporaneamente alla fondazione del centro urbano, Don Rutilio intraprese a proprie spese la costruzione della prima chiesa, dedicata a S. Francesco Saverio, divenuta poi nel 1730 la chiesa madre…….”chiesa semplice, alquanto modesta, spiccava per maestosità fra le case d’abitazione, tutte a piano terra; Un campanile elevato nel cavè entrò in funzione e vi si cominciarono a seppellire i morti, di cui molti imbalsamati secondo l’usanza del tempo”…….
Il Principe Rutilio Xirotta morì a soli 48 anni non lasciando eredi maschi, in quanto il figlio Salvatore era già morto all’età di sedici anni. Di conseguenza il feudo passò alla figlia, unica erede, Donna Girolama, che aveva sposato Don Giovanni Gravina, duca di S. Michele, dando origine ad una nuova signoria di Montevago, appunto quella dei Gravina.
Nel periodo di insediamento dei Principi Gravina, il paese aveva già raggiunto una certa stabilità, sia da un punto di vista urbanistico, che da un punto di vista economico: da un “rilevo” del 1714 si contavano già 361 case popolate da 971 abitanti; questi dati erano in forte ascesa, tanto che nel 1748 Montevago contava già 2154 abitanti.
Il primo capostipite della famiglia Gravina, subentrato agli Xirotta dopo la morte di Girolama Xirotta, fu il figlio di questa, Girolamo, il quale ebbe il merito, oltre a favorire lo sviluppo di Montevago, incentivandone il popolamento, anche di “migliorare” il ramo del casato dei principi di montevago, sposando una discendente dall’influente famiglia dei Moncada, Donna Caterina Moncada Ventimiglia.
Da questo matrimonio nacque Giovanni Gravina Moncada, che insieme alla moglie Eleonora Napoli di Montaperto, si stabilisce in modo permanente a Montevago, favorendo con la propria operosità lo sviluppo del paese, incentivandone inoltre il popolamento.
L’attività del principe Giovanni Moncada si rivolse anche alla edificazione dei principali edifici religiosi, tra i quali la trasformazione della chiesa Madre, sorta su una chiesa esistente già al periodo degli Xirotta.
La nuova chiesa madre, dedicata agli apostoli SS. Pietro e Paolo, venne poi ultimata dal Cardinale Pietro Gravina, figlio di Giovanni, uomo colto e raffinato, che si avvalse di maestranze palermitane per donare alla città di Montevago un rispettabile luogo di culto.
Anche l’attività della moglie Eleonora Gravina non fu meno operosa dal marito: si fece promotrice di svariate attività sociali, tra le quali la fondazione di un colleggio, quello di Maria, che dapprima ospitava le fanciulle povere e orfane del paese, successivamente divenne il ricovero temporaneo per i rampolli delle più influenti famiglie del territorio.
La crescita demografica di Montevago è testimonianza anche dai “rilevi” che censivano periodicamente il numero degli abitanti e le principali attività: nel 1693, nel periodo della famiglia Dirotta, gli abitanti di Montevago erano 383, distinti in 188 maschi e 195 femmine; meno di un secolo dopo, dal “rilevo” del 1714, la popolazione raggiungeva già le 971 unità, mentre trent’anni dopo, nel 1748, i montevaghesi erano già 2154, ed ancora, a distanza di cinquant’anni, 1798 si contano 2936 abitanti.
Sul finire del 700 Montevago raggiunge la massima espansione urbanistica.
Contava ben sette chiese:
1. S. Francesco Saverio, costruita nel periodo Xirotta,
2. Madonna del Carmine, fondata nel 1600, funzionava prima della costruzione del cimitero come ricovero per i defunti più poveri e per questo denominata successivamente “Purgatorio”,
3. S. Domenico Patrono, risalente al 1655, in stile barocco,
4. S. Giuseppe cstru5ta con il patronato della famiglia Ganci,
5. L’Immacolata del Colleggio di Maria, costruita con l’annesso collegio dalla principessa Eleonora;
6. Madonna SS. delle Grazie, ricostruita sull’antichissimo eremo S. Nicola, quest’ultimo addirittura di origine araba, dopo il ritrovamento di un’immagine della Madonna dipinta su pietra;
7. ed infine Don Giovanni Gravina discendente della famiglia Xirotta fece ampliare il Santissimo Crocifisso, abbattendo le case limitrofe non solo per ingrandirla ma anche per dotarla di uno slargo prospiciente divenendo il Duomo SS. Apostoli Pietro e Paolo,
Anche l’architettura civile aveva raggiunto un numero cospicuo di costruzioni: si trattava per lo più di case ad una o due elevazioni, con un sistema di corti interno che assicurava il riparo dal caldo nel periodo estivo, e fungeva da ricovero per le attrezzature utilizzate nel lavoro dei campi. I quartieri riconosciuti erano quelli di S. Francesco e della Concezione, ai quali si aggiunsero successivamente quelli del Purgatorio, S. Domenico e di S. Antonio.
L’agricoltura, maggiore attività economica, veniva sviluppata nelle contrade  dei Gipponeri e Serafino, nella contrada irrigua Saiaro, le terre di Adrigna, nonché il feudo Diesi; a queste si aggiunsero la Piana, il Caliato, Sparacia  (nel territorio di Partanna) e nel lontano feudo dei Lumi.
Alla fine del XVIII secolo Montevago ha già raggiunto la propria configurazione urbanistica, con un assetto quanto mai definitivo, come dalla planimetria sotto impressa.






(Inserire la planimetria del fg. 11)






Tale configurazione trovasi riprodotta in scala 1:15, quale sistemazione dell’attuale Piazza della Repubblica ove, appunto, è rappresentata l’origine di MONTEVAGO con licenzia populandi del 1642.

In epoca più recente nell’anno 1944 venne redatto il Piano Regolatore del Grugno disposto dall’allora Podestà Cav. Calogero Invoglia come impresso/raffigurato nella sottostante  legenda e planimetria:

::  


negli anni cinquanta la configurazione urbanistica si ampliava con il P.R.G delle zone Mastragostino e Pecoraro così come raffigurato nella seguente planimetria, che rappresenta l’abitato distrutto al data del 15 gennaio 1968,








(Inserire la planimetria )









B) Il Territorio: morfologia, idrologia, geologia, pedologia.

Il territorio comunale ha una superficie di ha 3.246 e una popolazione di _______ abitanti, censita alla data del _______. La superficie territoriale su cui sorge Montevago è situata tra il livello 410 metri s.l.m., in C.da leva e Magaggiaro, e un livello minimo di 40 metri s.l.m. sul fiume Belice.
I territorio comunale presenta due aspetti ben distinti:
- un’ampia zona è caratterezzara da una morfologia topografica regolare e sub-pianeggiante comprendente il vecchio centro abitato di Montevago e le contrade di Cavalcanti, Mastragostino, Piana, Chiusagrande, Randazzo, Cappparrina, Portella, Leva, Pienotta, Diesi, Monte Magaggiaro, Piano di Accardo;
- un’atra zona più vasta della precedente è invece caratterizzata da una morfologia irregolare prevalentemente in pendenza in corrispondenza del versante sinistro della valle del fiume belice e comprendente le contrade: Caliata, Saccafene, Adrigna, Saiaro, Serafino, Sini, Acquecalde, Cantacorvo, Piano Baroni, Rocca Vuturo, Passo Imperio, Carbonaro, Rovetto e Torrasida

Le irregolarità delle superficie sono determinate oltre che dall’intensa tettonica, anche dall’azione erosiva delle acque dilavanti, che, incidendo le rocce hanno determinato la formazione di numerosi valloni tortuosi, ripidi e  con versanti molto acclivi quali. Il vallone lavinaro, della contrada Carbonaro, il vallone Diesi, il vallone Donna Luna, il Rio Cugno di Mezzo e molti altri più brevi.
La rete idrografica superficiale è rappresentata principalmente dal fiume Belice, da alcuni valloni e da numerosi solchi di erosione.
Il fiume Belice è un corso d’acqua perenne con portata molto variabile, in quanto risente notevolmente del regime pluviometrico stagi6nale e ha origine dalla confl4enza di due rami. Il Belice destro, che nasce dai versanti mer5di6nal5 dei monti di Palermo ed 53 Belice sinistro che ha origine dalla Rocca Busambra. Esso dopo lo sgorgo naturale delle acque delle c/de Saiaro, Aque Calde e Vuturo sfocia nel mar Mediterraneo nei pressi di Selinunte.
Il territorio è generalmente costituito dai seguenti tipi litologici: Calcareniti; Calcari ad ammoniti,; Calcari marmosi; Ca3careniti glauconiche; Argille; Calcareniti; Depositi alluvionali; Detriti.
I territorio  da punto di vista padologico si diversifica  con le seguenti zone omogenee e caratterizzazioni:
- C/da Caleato, e Sccafena per una superficie di 80 ettari, in questa zona, i terreni sono poco fertili, anche se nelle zone meno accidentate permettono la coltivazione, se opportunamente sistemati. Allo stato attuale la vegetazione esistente è seminativa, anche se la destinazione ottimale prevedrebbe una utilzzazione a bosco e/o prato.
- C/de Saiaro, Saiarotto, e Capparrina per una superficie di 261 ettari  in questa zona la superficie si presenta prevalentemente pianeggiante con stabilità accettabile dei terreni con pendenza, in alcune aree, superiore al 30% ; la vegetazione esistente è il vigneto, l’agrumeto e l’oliveto, ma per le proprietà podologiche di questi suoli si possono avere prati, pascoli colture arboree e cerealicole,
- C/de Adrigna, Seraf5no, e Acque calde per una superficie di 329 ettari il paesaggio risulta con pendenza tra lo 0 e il 10% ; la caratteristica geol6gica è dettata da elevato grado di permeabilità idrologica, caratterizzando suoli alluvionali. In queste aree sussiste la coltivazione di vigneti e colture agrarie in genere molto produttive, mentre risulta completamente soppiantata la vegetazione spontanea di pioppi.
- C/de. Piano Barone, Diesi, Dorrasida, Capreria, Donna Luna per una superficie di 1168 ettari il paesaggio è col3inare, con pendenze da moderatamente ripide a pianeggianti; le zone con maggiore pendenza sono poco fertile a causa di fenomeni erosivi che si possono determinare, e –er queste ragioni, sono consigliate la destinazione a pascoli e boschi. Nelle zone pianeggianti è opportuno mantenere l’attuale coltivazione di cereali, vigneti e frutteti,
- C/de Piana, Leva, Portella, Cavalcante, Randazzo, Chiusagrande, Pienotta, Mastragostino per una superficie di 1187 ettari, in genere, il territorio si presenta con forme di lieve pendenza, ma con elevata erosibilità;  il paesaggio in alcuni casi presenta degrado, per la notevole aridità pedologica. La vegetazi6ne predominante mediterranea, con scarsi inserimenti di co3tivazi6ne a vigneti e uleveti.
- C/de Rovetto e Magaggiaro per una superficie di 191 ettari normalmente pianeggianate o sub pianeggiante, si presenta un paesaggio arido desolato, quasi privo di vegetazione. La vegetazione esistente è vigneto e ficcodindieto; -per le particolari condizioni climatiche (forti raffiche di scirocco) non presta alla coltivazione agricola per scarso rendimento.

La coltivazione agricola del suo territorio è distribuita secondo le seguenti percentuali:
- Vigneto 33%;
- Terreno incolto 19%;
- Seminativo 10%;
- Zone boschive 11%;
- Uliveto 10 %;
- Mandorleto 1%;
- Ficodindieto 1%;
- Pascolo 1%;
- Orto 1% ;
- Misto 3%.

Il centro urbano occupa l’8% del territorio mentre la rete viaria è valutabile circa il 2%.  

 
 
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